Scarsa produttività? Colpa dei manager

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Ora che anche la Corte di Cassazione ha ammesso la validità del licenziamento per scarso rendimento, il concetto di produttività diventa sempre più importante nella giornata lavorativa di un lavoratore. La sentenza 9 luglio 2015 n.14310 ammette la possibilità di licenziamento se sono individuabili dei parametri per accertare che la prestazione del lavoratore sia eseguita con diligenza e professionalità medie. Considerato un popolo di fannulloni, l’argomento produttività è diventato ovviamente al centro del dibattito quando si parla di lavoro. Ma per gli italiani, sopratutto in questo momento storico, qual è il maggiore ostacolo alla produttività? C’è qualche elemento che impedisce di esprimersi al meglio?

Produttività in Italia: gli ostacoli presenti secondo i lavoratori

La risposta arriva da un indagine di Adp, multinazionale americana di gestione e amministrazione del personale. Lo studio WorkForce in Europe 2018  ha analizzato oltre 10.000 lavoratori nel continente di cui 1.300 dipendenti in Italia. Il 32% dei lavoratori in Italia fatica ad avere continuità ed essere produttivo nel lavoro. Vengono anche analizzate le cause: per il 22% è colpa dei manager. Al secondo posto il 19% imputa i motivi ai supporti tecnologici lenti e insufficienti, così come anche sistemi e processi inefficienti danno il loro contributo. C’è chi invece punta alla mancanza di personale (circa il 16%). Per gli over 55 le percentuali cambiano. Il 31% non riscontra ostacoli mentre il 25% crede di essere al massimo della produttività.

In Europa penultimi, ma il settore manifatturiero si difende

Questa ricerca permette anche di avere uno scenario abbastanza chiaro sulla forza lavoro italiana. Ad esempio nel settore manifatturiero il 50% dei lavoratori dichiara di essere produttivo al 100% nella maggior parte del suo tempo. Il 23% risponde di esserlo solo qualche volta, incolpando dei gap di produttività proprio la cattiva gestione per il 38%, il valore più alto rispetto a tutti gli altri settori che si attestano in media intorno al 20%. In linea generale l’Italia risulta penultima tra i paesi dell’Unione Europea nella classifica della produttività. Secondo Eurostat un lavoratore italiano lavora in media 38,8 ore alla settimana mentre gli altri paesi europei lavorano un ora e mezza in più. Nei primi posti si classificano invece gli inglesi che lavorano più di 42 ore alla settimana. A fare la differenza è il settore dell’educazione che in Europa si classifica all’ultimo posto per le sue 28 ore settimanali.

 

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Claudio Cafarelli

Claudio Cafarelli

Classe '85. Fondatore e direttore responsabile di MaiDireCalcio, testata giornalistica sportiva. Istintivo sognatore napoletano, laureato in Economia e giornalista pubblicista per passione. Vivo sulla terra, ma il mare è il mio habitat naturale.
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