“LaureatiArtigiani” si raccontano

loader

Caliandro-Marco-1024x682

Da tempo considerato di serie B, oggi l’artigianato torna a essere un’occasione concreta sfruttando il valore aggiunto che offre una laurea. Il lavoro, quando manca, va inventato. E le mani sono un buon punto di partenza.”

Scrive così la giornalista Elisa Di Battista nello spazio online del suo progetto “LaureatiArtigiani”, che racconta le storie di giovani che, dopo la laurea, scelgono un mestiere artigiano costruendosi un futuro, e un lavoro, con le proprie mani.

1) Elisa, nel tuo spazio digitale racconti storie di persone che dopo percorsi universitari e brillanti carriere hanno trovato la loro serenità cambiando vita lavorativa, scegliendo un lavoro manuale. Un lavoro artigiano. Cosa accomuna queste storie? Quali sono le caratteristiche che ritrovi in queste persone?

Le storie di LaureatiArtigiani sono accomunate dalla passione, in primis. La passione di chi sceglie di svolgere un mestiere manuale, che decide di impararlo da zero o che lo “eredita” dalla famiglia e deve trovare il modo di innovarlo e farlo sopravvivere. Quello manuale è un lavoro che richiede attitudine, naturalmente, e propensione, ma anche quella passione che ti fa raffinare i dettagli e cercare la resa migliore di un manufatto. Sono storie di chi, dopo la laurea, sceglie un lavoro manuale lasciando un lavoro precedente e in linea con il proprio percorso di studi, oppure trasforma in mestiere un hobby che coltiva da anni. Si passa dalla testimonianza di chi lascia un lavoro a tempo indeterminato o un ruolo manageriale per cambiare vita, a chi porta avanti la bottega del nonno o del papà; dalla storia di chi, non  trovando lavoro, sceglie l’artigianato come alternativa alla crisi, a quella di chi, pur con una cosiddetta “laurea forte” in mano, sceglie comunque l’artigianato. Storie di chi si rimbocca le maniche decidendo di costruire, proprio con le proprie mani, il proprio futuro.

2) Molti di questi professionisti, però, pur abbracciando un lavoro lontano dalle logiche del digitale, utilizzano il web per la loro promozione, per agganciare nuovi clienti e per farsi conoscere. C’è qualche esempio particolare che ricordi? Quanto è utile il coinvolgimento delle nuove tecnologie in un lavoro artigiano?

Oggi è fondamentale. Oggi è il nostro stesso mondo ad essere permeato dal digitale: se un artigiano non se ne accorge, se non si dedica alle nuove tecnologie e alla Rete, è automaticamente escluso. Il web, con gli e-commerce (ce ne sono moltissimi che consentono agli artigiani di crearsi un proprio negozio virtuale), diventa una vetrina sul mondo: se prima l’artigiano si rivolgeva a un pubblico situato nei dintorni, e solo in qualche caso riusciva a raggiungere un target oltre confine, oggi potenzialmente i clienti si trovano in qualsiasi parte del mondo e, di fatto, sono a portata di clic. Non solo: per farsi trovare e conoscere diventa centrale il sapersi promuovere con blog e social network, video tutorial e profili attraverso i quali farsi notare, comunicare, trasmettere la propria storia ed emozionare. Sono diversi i LaureatiArtigiani che, proprio grazie alla rete, quotidianamente riescono a entrare in contatto con nuovi clienti e a esportare i propri prodotti fuori dai confini della propria città ma anche del nostro Paese. In alcuni casi, inoltre, quando un laureato artigiano rileva la bottega di famiglia, saper adoperare social e nuove tecnologie significa anche innovare e digitalizzare l’impresa, donandole nuova una impronta e nuova linfa. (non riporto esempi concreti per non privilegiare e valorizzare una storia rispetto a un’altra, ma attraverso il motore di ricerca del blog è facile individuare storie di chi esporta grazie alla Rete o, ad esempio, di chi innova la bottega paterna).

3) Quando si leggono queste tipologie di storie, non è raro sentire voci che chiedono “e allora perché ha studiato così tanto?“. Un’esperienza di studio universitario, che a volte sfocia anche in un dottorato o in un percorso post laurea, sono importanti anche nel momento in cui si sceglie una strada diversa da quella legata alla “solita idea di carriera”?

Certo. L’obiettivo di LaureatiArtigiani è quello di mostrare il valore aggiunto che deriva da una laurea, anche nello svolgimento di un mestiere artigiano. Siamo abituati a tenere distinti formazione accademica e lavoro manuale, e a pensare al laureato come a colui che lavorerà in un ufficio, dietro una scrivania probabilmente, o ricoprirà ruoli manageriali. Per contro, da decenni siamo soliti pensare al lavoro manuale come a una sorta di lavoro di serie B. Quando però laurea e artigianato si incontrano, ne emerge un connubio originale, forte e vincente. I laureatiartigiani che incontro mi raccontano che il percorso accademico rappresenta per loro un vero e proprio valore aggiunto al mestiere artigiano intrapreso: vuoi per la forma mentis che hanno sviluppato, vuoi per la capacità di problem solving acquisita, la gestione del tempo e l’approccio metodico, analitico al lavoro che da essa deriva, la laurea non è una perdita di tempo ma un bagaglio da portare con sè e far fruttare, mettendolo a disposizione del lavoro in bottega o laboratorio. Più nel concreto, per fare alcuni esempi, un laureato in Economia ad esempio può sfruttare le nozioni apprese per avviare con maggior sicurezza una attività in proprio; un laureato in Comunicazione e Marketing potrà attingere a un serbatoio di conoscenze e strumenti utile per promuovere la propria attività con maggior facilità; le conoscenze acquisite in un percorso di laurea in Design o Architettura, ad esempio, tornano utili ad un orafo o a un falegname, che deve passare dal concept al disegno fino alla realizzazione del proprio prodotto; una laurea in Storia diventa invece la base per chi si dedica alla creazione di prodotti (coltelli, gioielli…) legati alla tradizione e al territorio.

4) E, infine, che consigli daresti a un giovane aspirante “laureato artigiano”?

Di farlo, di buttarsi, ma sono se ci crede davvero. Di informarsi bene, però, prima di “fare un salto nel vuoto”, di chiedere a chi ha già intrapreso il percorso dell’artigianato come mestiere (domandando anche attraverso il blog LaureatiArtigiani e i suoi canali social) e di considerare anche le associazioni di categoria come importanti punti di riferimento. Consiglierei di valutare tutti gli aspetti che l’aprire un’attività in proprio implica: dalla partita Iva al commercialista, dalla burocrazia alle tasse, dai fornitori al marketing, fino alla possibilità ad esempio di acquistare strumenti e macchinati di seconda mano.

Oltre, naturalmente, alla base: che è quella di imparare, sul campo, un mestiere che richiede comprensione di metodi tradizionali ma anche lungimiranza e inventiva per guardare al futuro.

 

loader

Iscriviti alla nostra
newsletter

Registrati e ricevi interessanti
opportunità di lavoro
direttamente dalle aziende

Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *