Domitilla Ferrari e i suoi “Due gradi e mezzo di separazione”

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Foto di Eleonora Festari http://www.eleonorafestari.it/

Lei è Domitilla Ferrari, giornalista e social networker, nonché social media strategist per Mondadori e insegnante di Comunicazione Digitale e Social Network all’Università di Padova. Ha lavorato per radio, tv e giornali e sul suo blog si presenta dicendo che ha un account su (forse) tutti i social network e che crede nella condivisione delle conoscenze e dei contatti. Questo amore indomito per la condivisione della conoscenza l’ha portata a voler raggiungere non solo i frequentatori della rete con cui è abitualmente in contatto, ma anche il pubblico che ama le idee fissate sulla carta.
Infatti potete trovarla anche in libreria con la pubblicazione del suo primo libro “Due gradi e mezzo di separazione – come il networking facilita la circolazione delle idee (e fa girare l’economia)” edito da Sperling & Kupfer. Una guida all’utilizzo del network per poter rendere produttiva la propria presenza in rete, creare opportunità di lavoro, gestire una rete di contatti prediligendo la qualità alla quantità.
Jobyourlife ha voluto intervistarla per approfondire alcuni interessanti aspetti che hanno stimolato riflessioni riguardo il nuovo modo di concepire il lavoro nell’epoca dei social network e che lei descrive con tanta cura, passione e genuinità. A cominciare dal titolo.
Per Domitilla Ferrari infatti i gradi di separazione tra le persone si riducono inevitabilmente, passando dai sei della teoria di Frygies Karinthy che nel 1929 ipotizzava che qualsiasi individuo potesse entrare in contatto con chiunque altro nel mondo attraverso cinque contatti in comune al massimo, ai due gradi e mezzo sufficienti per contattare qualcuno nell’era digitale. Una sorta di escursione termica della comunicazione.

due gradi e mezzo

Uno dei concetti più importanti che emergono dalla lettura del tuo libro è che alla base della presenza in rete dovrebbero sempre esserci autenticità e altruismo. Eppure con l’utilizzo dei social è forte la tentazione di peccare di esibizionismo. Come evitare di restare imbrigliati nei fili della rete?

Ognuno per sé non funziona: anche quando condividiamo pezzi della nostra vita ci aspettiamo un like di consenso. La Rete dà spazio alla condivisione, e le emozioni e l’identità personale confluiscono spesso nell’identità sociale, basata sulle relazioni e le capacità comunicative di ognuno.
L’oversharing, ovvero la pratica che ci porta a eccedere con la condivisione dei fatti nostri, nasconde, neppure tanto bene, una grande insicurezza e voglia di conferme.
In Born To Be Liked, presto su Amazon, Alex Oriani racconta che spendiamo il 40% delle nostre conversazioni parlando di noi stessi, ma quando siamo su Facebook, la percentuale raddoppia.
Non è sempre un male. Bisogna stare attenti, però, a cosa si vuole raccontare al mondo. Scegliere i destinatari dei messaggi che scriviamo. Insomma, non scrivere a tutti indistintamente.

In “Due gradi e mezzo di separazione” scrivi che i migliori leader sono quelli che suscitano ammirazione, e non odio, ponendo l’accento sull’importanza del lavoro di squadra. Ancora una volta la collaborazione vince sull’individualismo.

È come in politica: hai bisogno di consensi. Non solo di accordi. È più facile fare carriera e raggiungere i tuoi obiettivi se le persone con cui lavori ti sostengono. Se votano per te. Mantenere il monopolio delle informazioni senza consentirne il costante passaggio all’interno del gruppo è controproducente: crea malumori, disgrega la squadra. Divide et impera è una regola da imbecilli.
Dobbiamo smettere di credere alla storia che per avere successo serve essere spietati: gli obiettivi si raggiungono sempre grazie al lavoro di gruppo e il successo si ottiene con la collaborazione, non la competizione.
cercare lavoro onlinePer te le competenze sono “l’unica moneta di cui ci si può arricchire illimitatamente”, competenze che dovrebbero essere supportate da una formazione continua e quasi inconsapevole (anche una chiacchierata affrontata con estrema curiosità può essere formativa) e dalla capacità di saperle raccontare. E in un professional network come Jobyourlife questo è un fattore imprescindibile. Cosa potresti suggerire a chi cerca lavoro per raccontare al meglio le proprie competenze?

Tutti hanno qualcosa da insegnare, basta essere buoni ascoltatori e incoraggiare gli altri a parlare di sé, perché sì ascoltare qualcuno che sa parlare di ciò che ama è molto istruttivo. E quando tocca a te val la pena di essere concisi. Sei la persona che ti conosce di più: devi saper parlare di te.

Tu scrivi che “i networker sono persone che mettono in contatto gli altri tra loro e non tutti con sé”. Come si diventa nodi di un network e quali sono le caratteristiche di un buon “aggregatore”?

Serve farsi guidare dalla curiosità per i fatti, per le persone e per ciò che fanno. Anche online, seguendo le conversazioni di quei professionisti che hanno qualcosa da dire e lo scrivono spesso online. Imparando da loro a condividere e fare altrettanto mettendo le proprie conoscenze e competenze a disposizione di chi chiede aiuto e consigli, fa domande, di chi ci sta cercando.

Foto di Eleonora Festari http://www.eleonorafestari.it/

Prossimi appuntamenti per chi vuole seguire il tour con #duegradiemezzo:

23 aprile, Treviso: all’interno della chiesa di San Gregorio, con Luca Barbieri del Corriere Innovazione.
8 maggio, Torino: Salone del Libro, incontro Il Bene e il Male della rivoluzione digitale, sala Azzurra, ore 15.
16 maggio, Napoli: Il salotto del caffè con Luca Conti e Gianluca Diegoli, ospiti di Luca Carbonelli.

 

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